San Giovanni in Fiore: l'antico ponte della Cona  Fotografia: Francesco Saverio ALESSIO © copyright 1982


Il pontedella Cona a San Giovanni in Fiore

Fotografia: Francesco Saverio Alessio, 1982


(tratto da G. Casamassima, Introduzione a F. Scarcelli, Epopea di un disertore, MS editore, San Giovanni in Fiore 2003, pp. 16-18.) 

Breve brano sull'emigrazione

« […] Infine, nel capitolo IV Preludio di guerra, si può notare la mesta situazione di una comunità isolata, come fu storicamente San Giovanni in Fiore, di fronte ai nuovi eventi che spezzavano i tradizionali legami organici tra i propri membri. Tutta la stabilità della comunità, nella quale anche i rapporti di vicinato e di comparaggio erano vissuti come un’estensione dei legami reali di parentela, si trovò messa profondamente in crisi dall’emigrazione verso l’America e dal reclutamento forzato per il servizio di leva da prestare al nuovo Stato italiano.

Iniziata dopo la caduta del Regno borbonico delle Due Sicilie, l’emigrazione d’oltreoceano fu come una ferita sempre aperta. Si notino questi due versi che rendono in pieno l’idea di una piccola comunità, radunatasi alla stregua di un corteo funebre, per portare il suo estremo saluto a quanti, in procinto di partire, recidevano le proprie radici:

I vicini si radunano per l’ultimo saluto
che ha il sapore amaro del cordoglio.

L’introduzione del servizio militare obbligatorio aggiungeva al dolore del distacco anche un notevole danno socioeconomico, poiché sottraeva alle famiglie contadine l’apporto delle braccia più valide. Questo viene ricordato da Scarcelli nel capitolo III “Maturo per la Patria”:

C’è chi ricorda che nonni e genitori
al fermo leva non erano obbligati;
ora che la leva è legge son dolori:
giovani e forti ai campi son strappati.

In realtà, nel Regno delle Due Sicilie la leva esisteva: era però, innanzitutto, limitata ai territori continentali e poteva poi essere “riscattata” col versamento alle casse statali di una modesta somma di denaro. Uno dei tanti provvedimenti miopi del nuovo governo piemontese fu proprio quello di rendere obbligatoria la leva, al fine di favorire l’ “integrazione” fra le diverse popolazioni del nuovo Stato unitario. Ma il provvedimento fu invece causa di divisione e ribellione, poiché molti giovani meridionali lo intesero come un abuso e vi si opposero dando vita a un vistoso fenomeno di renitenza. Chiedere, infatti, a un contadino della Puglia o della Calabria di abbandonare terra e affetti per trasferirsi al nord per un paio d'anni fu una decisione assolutamente inopportuna. Purtroppo accadde anche di peggio, quando allo scoppio della prima guerra mondiale i contadini meridionali vennero chiamati in massa alle armi per costituire la fanteria d’assalto dell’esercito italiano.».

Giuseppe Casamassima





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