--« […] Infine,
nel capitolo IV “Preludio
di guerra”, si può notare
la mesta situazione di una comunità isolata,
come fu storicamente San
Giovanni in Fiore, di fronte ai nuovi
eventi che spezzavano i tradizionali legami organici
tra i propri membri. Tutta la stabilità della
comunità, nella quale anche i rapporti di vicinato
e di comparaggio erano vissuti come un’estensione
dei legami reali di parentela, si trovò messa
profondamente in crisi dall’emigrazione
verso l’America e dal reclutamento
forzato per il servizio di leva da prestare al nuovo
Stato italiano.
--Iniziata dopo
la caduta del Regno
borbonico delle Due Sicilie, l’emigrazione d’oltreoceano
fu come una ferita sempre aperta. Si
notino questi due versi che rendono in pieno l’idea
di una piccola comunità, radunatasi alla stregua
di un corteo funebre, per portare il suo estremo saluto
a quanti, in procinto di partire, recidevano le proprie
radici:
I
vicini si radunano per l’ultimo saluto
che ha il sapore amaro del cordoglio.
--L’introduzione
del servizio militare obbligatorio aggiungeva al dolore
del distacco anche un notevole danno socioeconomico,
poiché sottraeva alle famiglie contadine l’apporto
delle braccia più valide. Questo viene ricordato
da Scarcelli nel capitolo III “Maturo per la
Patria”:
C’è
chi ricorda che nonni e genitori
al fermo leva non erano obbligati;
ora che la leva è legge son dolori:
giovani e forti ai campi son strappati.
--In realtà, nel Regno delle Due Sicilie la leva
esisteva: era però, innanzitutto, limitata
ai territori continentali e poteva poi essere “riscattata”
col versamento alle casse statali di una modesta somma
di denaro. Uno dei tanti provvedimenti miopi del nuovo
governo piemontese fu proprio quello di rendere obbligatoria
la leva, al fine di favorire l’ “integrazione” fra le diverse popolazioni del nuovo Stato
unitario. Ma il provvedimento fu
invece causa di divisione e ribellione,
poiché molti giovani meridionali lo intesero
come un abuso e vi si opposero dando vita a un vistoso
fenomeno di renitenza. Chiedere, infatti, a un contadino
della Puglia o della
Calabria di abbandonare terra e affetti per trasferirsi al nord per un paio d'anni fu una
decisione assolutamente inopportuna. Purtroppo accadde
anche di peggio, quando allo scoppio della prima guerra
mondiale i contadini meridionali vennero chiamati
in massa alle armi per costituire la fanteria d’assalto
dell’esercito italiano.».
Giuseppe
CASAMASSIMA