--Per
quanto mi risulta – e sempre in attesa
che venga svolto uno studio serio e rigoroso sui documenti
custoditi negli archivi parrocchiali - sulla
storia sociale locale, i lavori degni di attenzione
si riducono, innanzitutto, al Manoscritto
del 1835 dell’economista Salvatore
Barberio (1824-1864), ritrovato dalla dott.ssa Mariolina Bitonti nell’archivio
privato dei suoi discendenti e pubblicato in due tomi
nel 1996 per iniziativa del Centro Bibliotecario
di San Giovanni in Fiore. Con la sua ricchezza
di osservazioni sulla vita economica, sui problemi
sociosanitari e sui costumi civili, esso costituisce
ad oggi la più importante fonte documentaria
sulla vita della nostra comunità nella prima
metà dell’Ottocento.
--Un’altra
fonte imprescindibile è, naturalmente, l’archivio
fotografico di Saverio Marra, recuperato
con ammirabile perizia da Mario
Iaquinta ed esposto in mostra permanente
presso il locale Museo Demologico.
Inoltre, non sono affatto da trascurare i numerosi
articoli sul “bel tempo andato” che Emilio
De Paola va pubblicando mensilmente sul Corriere
della Sila.
--Sebbene
non supportate da un indispensabile discorso critico-comparativo,
degne di interesse sono pure le Leggende silane,
una raccolta di vecchi racconti e credenze, pubblicata
nel 1987 da Saverio
Basile, - quasi come prosecuzione del
suo precedente lavoro di recupero dei racconti popolari
che, intitolati al presunto licantropo Scippaporta,
erano stati dati alle stampe nel 1978.
--Per
illuminare invece alcuni profili specifici della storia
del costume, risulta di estrema utilità la
lettura del volumetto “U
ritúortu”, pubblicato nel
1997 dal locale Centro Bibliotecario, che illustra
con un dettagliato apparato fotografico e didascalico
gli aspetti salienti del costume
femminile sangiovannese e dei gioielli tipici
utilizzati per il suo ornamento.
--Per
quanto riguarda poi lo studio della mentalità
collettiva, sono fondamentali le ricerche compiute
dal dott. Salvatore
Inglese, studioso
di etnopsichiatria di fama internazionale, sulla
diffusa nevrosi
da sradicamento patita dagli emigranti sangiovannesi.
--Infine,
interessanti spunti sul periodo compreso tra le due
Guerre si possono rinvenire anche in Firalazzu,
un componimento poetico in vernacolo, strutturato
secondo uno schema teatrale, che venne dato alle stampe
nel 1986 da Peppino
Oliverio, il quale è senza alcuna
ombra di dubbio il maggiore poeta che ha avuto mai
i natali a San Giovanni
in Fiore. Firalazzu racconta con uno
straordinario brio narrativo, ora ironico e ora amaro,
la storia di un giovane sradicato dal villaggio agricolo
di “Jermanu” che andare a impugnare le
armi nella seconda guerra mondiale.