L'inquieta
alleanza fra psicopatologia
e antropologia
Salvatore
INGLESE
11
--Da queste complesse dinamiche si
deduce la convinzione che l'emigrazione
di massa si impone come una straordinaria variabile
strategica nel divenire storico di questa popolazione.
--Nel suo dispiegamento essa
condiziona la morfogenesi dell'assetto sociale, nonché
la strutturazione del mondo psichico e di quello culturale.
--I suoi effetti non si esauriscono
nel "qui e ora" ma si riproducono indefinitamente sull'asse
diacronico del lungo periodo.
--Questo
processo si dilata nelle forme della desertificazione
demografica e della dissipazione culturale.
--Alla dispersione geografica corrisponde
immancabilmente la dispersione delle identità
culturali e psicologiche.
--E' per questo motivo che i processi
migratori si ripiegano in sacche di raccolta di imponenti
fenomeni psicopatologici.
--Ed è per questa natura di
doppio rischio ontologico - culturale e psicologico
- che gli psichiatri si sono messi in relazione con
la figura ipostaticamente definita del "migrante alienato"
(Foville 1875).

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--Lo sganciamento dell'individuo dalle
relazioni di complementarità solidale con il
gruppo di appartenenza si accompagna costantemente ad
una condizione di isolamento e di periferizzazione dai
circuiti della società di accoglienza.
--Sottoposto a questa dinamica di
emarginazione l'individuo non riesce ad avvalersi dei
meccanismi culturali di difesa o perché i suoi
conflitti appaiono culturalmente distonici, o perché
il sistema adottivo delegittima la dignità di
tali meccanismi.
--Egli viene inoltre progressivamente
avvolto in un'insostenibile conflitto di lealtà
culturale poiché se aderisce al presente rompe
con la continuità della sua identità originaria,
se aderisce al proprio passato rompe con l'intenzionalità
del progetto di riscatto ( Bszormenyi - Nagy e Spark
1988 ).
--A questo punto il trasferimento
in paesi formalmente ospitanti ma sostanzialmente ostili
può fare esplodere reazioni comportamentali incontenibili
ed idiosincrasiche.
--La reazione disadattata è
causata:
a) dall'inadeguatezza delle mappe
cognitive possedute dagli emigrati;
b) dalla persistenza di difficoltà comunicative
nei confronti di popolazioni dotate di ben altri assunti
linguistici e comportamentali;
c) dall'impoverimento affettivo dovuto alla perdita
degli oggetti d'amore significativi che fa piombare
l'individuo in un'atmosfera depressiva e già
potenzialmente persecutoria.
--Le forme sintomatiche del disadattamento
si attualizzano al passaggio dall'illusione dell'emancipazione
alla delusione per l'integrazione mancata.
--Il disturbo mentale precipita in
un rigido processo di espulsione che si avvia isolando
il paziente all'interno della stessa micro - società
immigrata, e prosegue con le ordinanze psichiatriche
che ne disporranno il trasferimento nel suo territorio
d'origine.
--Qui, l'insieme delle frustrazioni
e delle violenze subite viene interiorizzato dal soggetto
che si avvolge nel mantello di malato cronico e inguaribile.
--La
società di appartenenza riconosce l'individuo
malato come un corpo estraneo non più assimilabile e in quanto tale da segregare all'interno della comunità
o da confinare nello spazio istituzionale.
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alleanza tra psicopatologia ed antropologia
(ricordi
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