L'inquieta
alleanza fra psicopatologia
e antropologia
Salvatore
INGLESE
2
Mi ero condotto in questo distretto
non perché spinto da sete di conoscenza tradotta
in obiettivo di ricerca.
Per poter incominciare a lavorare io stesso mi facevo
interprete della mia personale emigrazione.
Nella mia vita si riattualizzava una condizione da me
già conosciuta, provocata dalle migrazioni e
dagli emigrati espressi dalla mia famiglia.
Si trattava di migrazioni lunghissima e lontanissime
nello spazio e nel tempo.
Avevo pertanto già innestato nel mio codice culturale
ed esperenziale il senso dell'importanza dell'evento
migratorio nel corso delle diverse generazioni.
Pur sensibilizzato a questo, all'epoca non ne avevo
alcuna coscienza, non ero immediatamente sensibile ad
esso.

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Mi trovavo in questo luogo con un compito e una missione
specifica: diagnosticare, curare, aiutare. Tutto il
resto poteva costituire un di più, un lusso dell'intelligenza,
un vano esercizio, una fatica o uno scacco.
Mano a mano capivo che non sarei rimasto lì per
un breve periodo, forse non per sempre, ma a lungo.
Il tempo di vedere le cose muoversi, trasformarsi o
svanire.
Oppure rimanere uguali a se stesse in un'estetica, quanto
improbabile pietrificazione delle forme.
Avrei ascoltato e partecipato in ogni ordine e grado
di quella società, ritirando la mia curiosità
o estendendola a seconda delle possibilità e
delle opportunità che, intanto, incominciavo
a creare.
Soprattutto avrei visto e "sentito", ma sarei anche
intervenuto sulle vicende e sulle cose, lasciando su
di esse una traccia, di cui non mi importava la profondità,
quanto la forma.
Incominciavo anche a rendermi conto che le migliori
intenzioni spesso si convertono in male, e che questo
rappresenta il rischio, costante e non teorico che scaturisce
dai processi di contatto e di scambio culturale.
Quindi non ero solo il latore del buono e del dovuto
ma anche un fattore di perturbazione, dilemmatico, talvolta
manifestamente sgradito e mal tollerato.
Mi disponevo a riorganizzare la mia vita in questo nuovo
contesto ambientale, ma nello stesso tempo spingevo,
più o meno inconsapevolmente, la ruota della
trasformazione, anche e soprattutto contro le resistenze
che da più parti - anche da me stesso, dalla
mia condizione di ansiosa solitudine - si sviluppavano.
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L'inquieta
alleanza tra psicopatologia ed antropologia
(ricordi
e riflessioni di un'esperienza sul campo)
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