L'inquieta
alleanza fra psicopatologia
e antropologia
Salvatore
INGLESE
4
--Resto convinto che la psicopatologia
rappresenti anche un punto di osservazione privilegiato
per la comprensione dell'antropologia sociale, poiché
in essa tutti i codici di funzionamento vitale della
collettività vengono sollecitati e messi in discussione.
--Per riuscire a far ciò è
necessario procedere per linee concentriche e per strati
progressivamente più profondi, ricercando la
consonanza tra le storie cliniche singolari e la storia
sociale collettiva.
--L'analisi ravvicinata del disturbo
psichico permette di illuminare anche i lati oscuri
della collettività, i momenti specifici di rischio
esistenziale che si sprigionano a causa di trasformazioni
economiche, sociali e culturali.
--Lungo questa direttrice si tratta
di individuare quei tratti culturali specifici in grado
di agire in funzione patogenica o patoplastica, oppure
al contrario, capaci di funzionare come elementi protettivi
e reintegrativi.
--Il rapporto clinico con i pazienti
di questo territorio si è svolto nella costante
considerazione della corrispondente cultura d'appartenenza.
--Ciò rende possibile il riconoscimento
e la determinazione dell'influsso specifico che l'organizzazione
sociale, la visione del mondo, i costumi, i modi concreti
di sopravvivenza, le configurazioni dell'immaginario
individuale e collettivo esercitano sul divenire morboso
dell'individuo.
--I modelli culturali e la struttura
sociale continuano a fornire agli individui una particolare
alimentazione ideologica anche nel momento in cui lo
stato di malattia apparentemente li distacca dal contesto
di riferimento.
--In base a tale considerazione il
metodo psichiatrico è obbligato a dilatare la
propria griglia interpretativa giungendo a comprendervi
la dialettica uomo-cultura-natura comunque soggiacente
ad ogni inequivocabile manifestazione psicopatologica.

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L'aratro
Gerardo
CIVENTI
(
Collezione ALESSIO © 2003 copyright )
--Un metodo siffatto instaura un'incessante
corrente conoscitiva tra l'osservatore e il contesto
globale, lungo la quale corre la scoperta che tutte
le società organizzano intorno ai propri membri
una rete protettiva che difende l'individuo dalle ricorrenti
crisi di trasformazione, e che fornisce riconoscibili
tecniche per la sua reintegrazione in seno al gruppo.
--Ad esempio, nel corso di manifestazioni
deliranti il contenuto del pensiero attinge alle rappresentazioni
e alle credenze collettive permettendo di individuare
lo stato culturale del gruppo di riferimento proprio
a partire dall'analisi tematica e formale della psicopatologia
individuale.
--Per questa via è possibile
anche riconoscere il fatto che l'individuo può
costituirsi come condensato degli stati mentali, attuali
e potenziali, del gruppo in questione.
--Il flusso comunicativo tra individuo
e gruppo risulta altresì intensificato e gli
scambi simbolici, all'interno del sistema considerato,
si mantengono attivi, seppur perturbati.
Il senso delle comunicazioni mantiene il proprio movimento
pendolare dall'individuo al gruppo, e viceversa.
--Tutto
il gruppo opera una sorta di condivisione delle eventuali
neoformazioni tematiche a tutto vantaggio della diffusibilità
di eventuali contenuti latenti e perturbanti.
--Una volta riconosciuta in questo
contesto tale dinamica si ricava l'impressione di trovarsi
parzialmente di fronte ad una tecnica non segregatrice
della logica delirante, anche se non viene esclusa del
tutto la possibilità che la comunità costringa
il paziente nella solitudine o lo reprima per mezzo
dell'abbandono all'istituzione psichiatrica.
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alleanza tra psicopatologia ed antropologia
(ricordi
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