L'inquieta
alleanza fra psicopatologia
e antropologia
Salvatore
INGLESE
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--In tale contesto si rende riconoscibile
un particolare rapporto di forza che si istituisce fra
l'Io, individuale e collettivo, e il Mondo.
--Il mondo che si rappresenta nell'immaginario
di questa popolazione è attraversato da forze
di improbabile domesticazione.
--Queste forze occulte, di sostanza
sovrannaturale, primordiali, potenti, decidono del destino
individuale e collettivo senza possibilità d'appello.
--Tali forze perturbanti possono essere
controllate solo mantenendosi all'interno di un campo
esistenziale retto dall'interdetto, dal divieto, dal
tabù.
--In questo senso il tabù deve
essere inteso come la rappresentazione condensata di
tutti gli interdetti possibili - pura emanazione del
Sacro e dell'Orrore - inseriti all'interno di un canale
espressivo eticamente sostenuto dal gruppo di appartenenza.
--L'esistenza certa di queste forze,
la loro inviolabilità, tendono a restringere
progressivamente il comune operare all'interno di una
visione fobica della realtà.
--Una delle fantasie prevalenti, riconoscibile
sul doppio piano antropologico e psicopatologico, specifica
che il mondo dell'umano è minacciato dappresso
dalla metamorfosi animale.
--Accanto all'angoscia di metamorfosi
si distende l'angoscia dell'influenzamento a distanza
realizzato per mezzo dello sguardo o per mezzo di strumenti
inerti in funzione di agenti intenzionali di maleficio.
--Il controllo di tali angosce viene
affidato al "magaro", il quale si incarica di attivare
un processo di personazione e di nominazione delle forze
influenzanti.
--Egli è portatore di una conoscenza
specifica che lo qualifica e lo identifica nel ruolo
sociale di mediatore retroattivo con le fantasie persecutorie
della collettività.

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La
donna - lupo
Giuseppe
DE MARCO © 2003 Copyright
--Qui si assiste ad una delega totale
da parte di una soggettività coscienziale incapace
di differenziarsi autonomamente dalle configurazioni
del Caos originario.
--Il compito del "magaro" è
di natura diagnostica e terapeutica.
--Il suo intervento viene richiesto
per definire tempestivamente il livello dell'influenzamento
in atto, il suo grado di pericolosità per scoprire
a quale volontà ostile esso debba essere ricondotto.
--Il mondo delle relazioni intercorrenti
tra sistemi umani e non - umani è pertanto percorso
da una angoscia fluttuante ed irriducibile.
--In esso si dispiegano liberamente
i vissuti di depersonalizzazione, di possessione, di
metamorfosi somatica, o convinzioni espansive e megalomaniache
che pretendono irrealisticamente di assoggettare tale
mondo.
--I quadri culturali distintivi di
tali concezioni si riconoscono nell'affatturamento (De
Martino 1959), nella tanatomania voodoo, nella stregoneria
antropofagia (Collomb 1978), nella siderazione visiva
(Zemplemi e Rabain 1978).
--La dimensione del magico appare
qui storicamente indubitabile e non negoziabile con
la cultura laica che si accontenta di disporsi al suo
fianco come un percorso parallelo e provvisorio lungo
il quale ogni tanto si avventura il soggetto sociale
autoctono.
--Entro l'orizzonte mitico - rituale
che delimita la persistenza del mondo magico meridionale,
le grandi tappe del ciclo biologico, i cicli stagionali,
i tormenti e i sussulti dell'ambiente naturale, danno
luogo ad un ciclo culturale che indirizza il flusso
dell'immaginario individuale e collettivo verso schemi
cognitivi e operativi rassicuranti.
--Tali costrutti culturali si costituiscono
come dispositivi necessari a governare la realtà,
a modulare l'angoscia e ad intensificare i legami sociali
lungo una trama di riferimento psicologico comunitariamente
condivisa.
--Il patrimonio culturale solidarizza
con le spinte evolutive della persona, simbolizzando
e tramandando in una tradizione significativa le istanze
strutturali della personalità.
--In tale contesto l'ideologia folclorica
pronuncia un ordinamento discorsivo rivolto alla regolazione
dei ruoli sessuali, familiari e sociali, alla codificazione
normativa, alla sistematizzazione cognitiva, alla sanzione
etica.
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(ricordi
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