--"L'arte
è libera. La libertà,
nell'accezione comune, ha dei limiti necessari alla
convivenza sociale: finisce
dove inizia quella dell'altro (individuo).
--Di
più, la libertà è spesso concepita
come spazio d'azione, all'interno di un
sistema di convenzioni ritenuto, per le attività
umane, il migliore possibile. Dunque, lo stesso
linguaggio è il perimetro all'interno del
quale si esprimono concetti, argomenti e tesi. La
libertà politica si dispiega e si articola
entro un complesso di norme che prescrivono possibilità,
diritti, doveri e sanzioni.
--L'arte
non subisce - e non può subire - questo trattamento,
questo destino. L'arte travalica i muri innalzati
dalla razionalizzazione, dal bisogno (umano) di
rappresentazione. Essa non può cedere
ad un qualche ordine, ad una misura di intelligibilità,
a canoni formali. Fin qui, le considerazioni svolte
sono espressamente banali. Ma proprio la loro evidenza,
la loro ovvietà, consente di illuminare,
attraverso l'analisi dell'opera d'un artista ribelle
e della sua struggente poetica, l'universo
creativo delle aree depresse e i vincoli
di maggioranza posti come freno e ostacolo (finale)
alla divulgazione di soggetti e contenuti morali
e politici. (...) L'opera d'arte scaturisce, tante
volte, dall'assorbimento di colpi inferti ad un'organizzazione
minoritaria, dalla lucida coscienza delle ferite,
dal tentativo di comunicarle all'Esistente. (...) La Barberio, coi suoi colori
di rabbia e candore, e con le figure fuori del tempo,
si pone questo obiettivo. E
ci riesce splendidamente".
--Sono
pensieri di Sergio Givone, filosofo dell'estetica. Si riferiscono a Pollini
del Cielo, un quadro di Maria Costanza Barberio,
attrice, scrittrice, musicista e pittrice di San
Giovanni in Fiore. L'opera di questo
genio, nemmeno maggiorenne, di non facile interpretazione,
è stata ultimata dopo un percorso di travaglio
interiore: una lunga, incompresa e inedita produzione
letteraria, una serie di composizioni musicali sul
vuoto beckettiano,
una teoria, tutta personale, sui compiti, umani,
dell'essere. Prendendo da Givone, si può
riflettere sull'humus culturale della Barberio.
--L'altopiano
silano ha esportato niente, in quanto a opere nate
nell'alveo della sua storia di marginalità
ed emigrazione.
--Ciò
per uno stupido ostracismo di massa e per l'incompetenza
di tanti amministratori.
--Oggi,
questa marginalità e l'emigrazione
continua prestano solo il fianco ad
iniziative di sostanziale speculazione sui valori
della nostra civiltà contadina del Novecento.
--La
marginalità acquisita e l'emigrazione imposta hanno delle cause propriamente politiche - in senso
molto ampio. E la
ricerca, psicopatologica, antropologica, sociologica, urbanistica, estetica e filosofico-politica, ha mostrato, con chiarezza,
non soltanto i traumi del
fenomeno migratorio, ancora in corso; ha illustrato,
altresì, in maniera scientifica, quanto l'accettazione
passiva di modelli di vita, disumani, condizionati
e condizionanti, abbia prodotto danni pesanti per
la rinascita sociale e forti
dissociazioni di genere artistico.
--Non
è un caso che San
Giovanni in Fiore sia la città dei creativi: pittori
di talento che non hanno mai ricevuto stimoli, di
là dalla sofferenza indotta dal progressivo
degrado, musicisti, poeti, scrittori.
--Fra
di loro, potrei nominarne più di qualcuno: Danilo
Montenegro, isolato per il suo coerente
anelare alla verità, Rosario
Foglia, allontanato per il suo coraggio, Paolo
Venturini, deriso per la sua passione, Francesco
Saverio Alessio, sottovalutato per assurdità.
E, per chiudere, Maria
Costanza Barberio, che mantiene con forza
il significato e il valore dell'Amore supremo.
--C'è
un filo rosso che unisce le singole esperienze,
le singole vicende di queste anime fuori del coro.
--Si
tratta di figure che non scendono affatto a compromessi
e che hanno compreso il dolore collettivo, vestito di quieta quotidianità
appagata. Nella quale, per vero, sono soddisfatti
i meri bisogni della sopravvivenza; mentre le necessità
dello spirito e dell'intelletto vengono mortificate
perché, come ha detto il filosofo Alfonso
Maurizio Iacono, "da
noi conta più apparire che essere".
--Appunto
questa distanza tra forma e libertà, mascheramento
e realtà, illusione e verità,
è fondamentale per capire le idee della Barberio,
per ricostruire gli elementi di una personalità
artistica, straordinaria e spiazzante. Maria
Costanza Barberio esprime, nelle sue
opere, pittoriche, musicali, poetiche e letterarie,
la reazione all'indifferenza sociale e spirituale
indotta dalle spinte del contemporaneo al consumo,
in un contesto, quello locale, di quasi tramontata
solidarietà e insincera religiosità.
Crede che c'è una dimensione, concreta, in
cui l'Amore dell'Onnipotente
prende forma nei gesti e nelle scelte degli uomini. Richiama il San Paolo che scrive: "Noi
portiamo ovunque e sempre nel nostro corpo la morte
di Gesù per manifestare con il nostro corpo
la vita di Gesù. In effetti, in quanto viventi,
noi siamo esposti alla morte a causa di Gesù,
per manifestare la vita di Gesù nella nostra
carne mortale". C'è, in questo suo
rinvio, una riflessione e un'inquietudine profonda.
--Ben
raro è trovare degli artisti che lavorino
in questa direzione: il pellegrinaggio continuo, attraverso
i territori del nichilismo e dell'individualismo
attuale - trasferito
nei territori di confine, come San
Giovanni in Fiore -, per superare
l'angusto codice della proprietà, dell'intolleranza
e dell'aggressione, attraverso l'impegno personale, nel
nome di un ideale universale.