Negli
ultimi anni, a San Giovanni in Fiore, dopo decenni
di deturpazione e distruzione di ogni oggetto che
ricordi il passato ( dalle "Signe",
ai davanzali, ai portali, ai gradini in pietra massello,
agli "acquari", agli orti cittadini ), barattati
negli anni "60" migliaia di tegami preziosi
di rame in cambio di bacinelle di plastica, bruciati
i vecchi mobili e le "cascie", buttati tutti
i vecchi oggetti in cambio della televisione e dell'automobile, nuovo dio florense cui sacrificare
ogni cosa, colmato di cemento ogni millimetro
quadrato di spazio disponibile, si sta riscoprendo
la pietra.
L'ultima passione florense è
quindi la "pietra a faccia vista",
gusto di frainteso pittoresco che negli ultimi anni
ha prodotto, quasi sempre, risultati ancora peggiori
dei decenni di cemento a tutti i costi. L'ultima moda
è buttare (come al solito) i vecchi elementi
in pietra (il portale d'ingresso, i davanzali, i gradini
)
e sostituirli con nuovi elementi sempre in granito,
opera di bravi Artigiani Florensi, però NUOVI.
Questa
passione per la "pietra a faccia vista"
di riflesso è stata
scatenata da un'avversione per
gli intonaci da parte di alcuni Enti pubblici;
ne è un esempio l'operato della Sovraintendenza
alla Belle Arti che ad ogni costo ha fatto spogliare
dagli intonaci la facciata della Chiesa dei Padri
Cappuccini, l'interno dell'Abbazia Florens, la facciata
della Chiesa Madre, etc.
Capitolo
a parte merita l'Amministrazione Comunale, che
riveste da decenni i muri in cemento armato con finta
muratura, dalla Villa Comunale a qualsiasi opera di
urbanizzazione selvaggia successiva, volta come la
Villa a colmare valloni, a sdradicare antichi alberi
locali per sostituirli con rachitiche esotiche essenze, a devastare la geografia
ed il senso del luogo; un muro del resto o
lo si costruisce in cemento armato o lo si costruisce
in muratura, non si fanno due muri uno appoggiato
all'altro, un'altro problema è farli bene,
in un modo o nell'altro). Amministrazione Comunale
che ultimamente, attraverso l'uso improprio delle
abilità murarie degli Operai Forestali, ha
portato questa mania al parossismo, rivestendo anche
muri in pietra antichi, belli e perfettamente funzionali.
Edifici
che sono nati intonacati e lo sono stati per secoli (la Chiesa Madre, la Chiesa del Convento
dei Cappuccini, l'interno dell'Abbazia
Florense; l'elenco è lungo e dolorosamente
antistorico) vengono privati dei loro intonaci protettivi
e decorativi e lasciati nudi in una disordinata e
povera muratura di sabbione granitico ( sänsu
). Una muratura povera come
le nostre è come un uomo nudo nell'inverno
silano: il sabbione delle murature assorbe
acqua che il gelo invernale trasforma in ghiaccio.
Il ghiaccio dilatandosi fra i pori della pietra la
sgretola.
Questo
è un principio costruttivo elementare ed empirico
oltre che scientifico: le murature di sabbione
granitico (sänsu) vanno protette accuratamente
con un buon intonaco altrimenti sono soggette alla
gelività; principio rispettato per secoli con
la buona salute degli edifici prima che arrivasse
qualche genio a decidere che non era così e
tutti i florensi ad imitarlo, forza! Togliamo gli
intonaci dalle murature, tutto a vista quello che
per secoli è stato nascosto e protetto, che
scemi questi antichi!

Architettura
Mediterranea
Architettura
Florense
San
Giovanni in Fiore: la Chiesa di Santa Maria delle
Grazie
in
una foto degli anni "70" (si
notano gli antichi intonaci tradizionali, in calce
e sabbione granitico, sulla Chiesa e su tutti gli
edifici circostanti)
Nel
caso dell'aula della Chiesa dell'Abbazia
Florense la perdita è stata enorme anche
come resa acustica dello spazio architettonico,
come hanno lamentato spesso professionisti celebri
della Musica e della Lirica.
Nel
progetto di restauro del MARTELLI ( 1948-49 ), successivo
all'intervento del GALLI ( 1929-31 ) che aveva eliminato
quasi ogni traccia della Chiesa di età barocca, la navata era giustamente intonacata, in contrappunto
con la parte dell'abside lasciata nelle sue murature
di conci a faccia vista, che, considerata la distruzione
della cupola barocca, restava priva anche della precedente
copertura a volta ogivale medioevale. Il progetto
divenne esecutivo fra il 1957 ed il 1958 con finanziamenti
del Genio Civile. I lavori, di mole imponente ci
privarono per sempre di qualunque segno dei rimaneggiamenti
di età barocca, privandoci anche di una
parte della nostra storia, ma, filologicamente
coerenti all'idea di riportare il più
possibile vicino all'originale medioevale la nostra
Chiesa, proseguirono con
l'intonacatura della navata, con buona
pace dei cantanti lirici. Successivamente l'intonaco
chiaro, purtroppo, è stato rimosso. E noi ci
ritroviamo in una spazio depredato della sua resa
acustica e della sua luce architettonica. Una specie
di grande antro scuro.
Un'osservazione
legata a principi elementari dell'ottica e dell'estetica
applicata a qualsiasi campo dell'espressione artistica è che, se si vuole mettere in evidenza un oggetto
molto decorato, esso deve essere contrapposto ad uno
sfondo omogeneo che lo faccia risaltare: è
il motivo principale della scomparsa visiva dei portali
e degli oggetti scolpiti dalle facciate delle nostre Chiese spogliate dagli intonaci.
L'occhio disperso nelle ombre delle mille pietruzze
non nota affatto i particolari scultorei dell'Architettura,
i leoni, i fiori, le fluide decorazioni, tutto scompare
in quel magma pietroso. La proiezione delle ombre
completamente distorta, la massa d'imponenza dell'edificio
nello spazio urbanistico disintegrata.
A Selinunte, in Sicilia, fu stabilito
il tipo che noi conosciamo come Tempio Dorico.
Il Tempio Dorico è una delle massime espressioni
umane nell'Architettura in pietra, le sue colonne
ed i suoi capitelli sono sicuramente più belli,
preziosi, precisi, delle nostre povere sconsolate
murature. Il tempio dorico era intonacato e dipinto
non era a faccia vista come una caverna...
Bisogna
ritrovare il rispetto per l'antico comunque attraverso
la Storia e attraverso la logica della costruzione.
Se
abbiamo un portale del XV o del XVI secolo perché
non lasciarlo lì dove è stato per secoli,
perché sostituirlo per forza con qualcosa di
nuovo ad imitazione dell'antico, perché?
Perché
se una casa è stata intonacata per secoli la
si deve spogliare dei suoi preziosi intonaci?
Intonaci
invecchiati dal trascorrere del tempo e
dagli accadimenti storici, realizzati con
sabbione granitico (sänsu) filtrato al setaccio
e calce viva spenta nelle "fosse", sabbione
che dà un tono naturale al color ocra chiaro
dell'intonaco; intonaco che inquadra e intensifica
la secca geometria degli edifici: tipiche architetture
mediterranee che formalmente, come in un dipinto,
si riducono a cubi, quadrati, triangoli.

Architettura
Mediterranea
Architettura
Florense
San
Giovanni in Fiore: quartiere Timpune negli anni "50"
Fotografia:
Archivio TCI, da La Sila di Ernesto De Martino
e Franco Pinna; LEA: Roma, 1959
Proviamo se mai ad imparare
come si facevano quegli intonaci e a rendere
una regola di Legge il loro uso nel Centro Storico.
I
tetti tirati a filo del volume dell'edificio con
una semplice "romanella" partecipano come
piani di colore e non come volumi d'ombra ( come accade
se il tetto è sporgente ), senza
disturbare il senso di massa dell'edificio nell'insieme
urbanistico costruito a sua volta da volumi
puri di case intonacate e con il tetto a filo di volume;
i balconi ridotti a semplici affacci sono bucature
simili alle finestre, il davanzale diventa un po'
più grande come le mensole in granito che lo
reggono; occhiaie della città, puri vuoti
d'ombra nelle facciate illuminate dal sole calabrese.
Non
esistono "pensiline" nell'Architettura tradizionale
florense, non c'è niente che sporga
nella casa tradizionale, né nei palazzi signorili,
e tanto meno nell'Abbazia Florens.
La purezza dei volumi era l'unica cosa che
contasse come nelle architetture di tutti i tempi
e di tutte le Civiltà.
Qui a San Giovanni in Fiore si è sviluppata
una poetica di disintegrazione del volume: i balconi
completamente inutilizzati tutto l'anno, privi di
fiori, di piante di verde, migliaia e migliaia di
balconi inutili, tristi, vuoti come i vuoti edifici
ai quali sono appesi.
Stessa sorte subisce ogni
casa sottoposta a ristrutturazione. Alcune
delle principali sciagure, quasi tutte tra l'altro
senza alcuna effettiva utilità, cui sono state
e sono sottoposte le case del centro storico sono
queste:
a)
Pensiline e sporgenze di qualsiasi tipo che disintegrano
il volume, occupano spazio nei vicoli e non fanno
passare i raggi del sole, sono spesso causa di umidità,
non hanno alcuna utilità, sono assolutamente
illegali anche secondo i regolamenti attualmente in
vigore nel Comune di San Giovanni in Fiore, ma misteriosamente
continuano a riprodursi indefinitamente.
b)
Sostituzione dei tetti, spesso con cambio di inclinazione,
sempre con aumento di aggetto rispetto al volume dell'edificio,
spesso con sostituzione del manto di copertura tradizionale
in tegole di laterizio con altri materiali.
c)
Sostituzione di solai in legno quasi sempre ancora
perfettamente funzionanti, dei loro collegamenti verticali;
sostituzione di tutte le architetture di interni in
legno ( spesso veri capolavori di falegnameria e di
sfruttamento razionale dello spazio architettonico
).
d)
Sostituzione degli intonaci originali, imbiancamento
delle superfici con colori particolari, e comunque
non appartenenti all'ambito visivo ed estetico del
nostro Centro Storico, rivestimenti in finta muratura
di pietra.
e)
Sostituzione degli infissi in legno, tradizionalmente
quasi sempre smaltati di verde scuro all'esterno,
a volte di azzurro intenso o di grigio, e sempre di
bianco panna all'interno, con infissi in alluminio
anodizzato, pvc, ed altri materiali estranei al luogo.
f)
Sostituzione di fumaioli completamente funzionali,
espressione della fantasia e dell'abilità di
generazioni di Maestri dell'Arte Muraria Florense,
con fumaioli in lamiera a di altri materiali estranei
al luogo.

Architettura
Mediterranea
Architettura
Florense
San
Giovanni in Fiore: comignolo
Fotografia: Mario IAQUINTA, ©
copyright 1981
g)
Sostituzione delle cornici delle finestre, dei balconi,
delle porte, tradizionalmente semplicemente architravate,
con archi ed archetti in mattoni finto antichi.
h)
Distruzione sistematica dei "vignäni"
originali.
i)
Sostituzione sistematica di tutti gli elementi scolpiti
in granito, di ogni oggetto che abbia su di sé
i segni del tempo e del passato: gradini, davanzali,
balconcini, portali, "signe", fontane in
pietra, fumaioli, caminetti, pavimenti, decorazioni.
L'elenco
potrebbe continuare ma questo basta a dare
un senso della perdita culturale subita, a fornire
un minimo di indicazione su quello che è un
processo ancora in atto di distruzione sistematica
della nostra Storia e della nostra Cultura, a rendere testimonianza nel
silenzio totale delle Autorità,
delle Amministrazioni Comunali, dell'Ufficio Tecnico,
dell'Informazione, della Cultura su
di un dramma antropologico e sociale in piena rappresentazione.
tratto
da: Tutto
quello che non si deve fare in Architettura ( un caso storico: San Giovanni in Fiore)
Francesco Saverio ALESSIO

LINKS
*L'INQUIETA ALLEANZA
TRA PSICOPATOLOGIA E ANTROPOLOGIA
(ricordi e riflessioni da un'esperienza sul campo), tratto
da I
fogli di Oriss,
n° 1, 1993.