--Nelle
zone di Corrientes fino dal
1853 molte società private di colonizzazione
subaffittavano alle famiglie coloniche. Fu così che in Argentina si diffuse verso il
1865 il sistema applicato le prime volte a Corrientes
nel 1853: l'anticipazione agli emigranti delle spese
di viaggio e di quelle necessarie per impiantarsi
nel lotto assegnato da parte delle società
private.
--La Comision de Inmigracion nacque per aumentare la produzione agricola e favorire
l'immigrazione contadina nel paese. La
produzione agricola del paese era insufficiente al
fabbisogno nazionale: i cereali venivano importati
pagandoli col ricavato della vendita delle carni.
I capitalisti inglesi dietro ai gauchos dediti all'allevamento
del bestiame ed alla pastorizia erano in netto contrasto
con la politica agricola del paese e spesso cercarono
di ostacolarla.

--Nella Provincia
di Buenos Aires già dal 1870 un provvedimento assegnava a giovani coppie di agricoltori
terreni gratuitamente a condizione che vi costruissero
una casa e che li coltivassero ma fu la
legge varata nel 1876 dal Governo argentino sulla
colonizzazione e l'immigrazione che spinse molti
a muoversi dall'Italia e dalla Calabria per
tentare la fortuna in Argentina. --La
legge prevedeva che i territori nazionali venissero
divisi in lotti di quarantamila ettari per insediamenti
urbani e suburbani, offrendo sia la possibilità
di assegnazioni di terreno gratuite, sia pagabili
ratealmente a prezzi molto contenuti.
--Per
gli acquirenti gli unici obblighi erano quelli della
residenza e della coltivazione delle terre;
la preferenza per le origini contadine era facilmente
superata poiché quasi
tutti i braccianti agricoli del Meridione d'Italia
erano allora in cerca di lavoro. Secondo
il censimento del 1895 su un totale di 407.503 proprietari
agricoli più di un quarto erano di nazionalità
straniera e fra essi 62.975, più
della metà, erano Italiani e Calabresi.
--Quando
nel 1882 il governo decise di concedere gratuitamente
venticinque ettari di terreno a nuclei familiari,
i coloni cercarono di ottenere in concessione le terre
più vicine alle coste: da Santa Fe a Buenos
Aires, da Corrientes a Entre Rios, la politica
agricola delle Provincie argentine attirò il
più grande flusso di emigranti
contadini della storia moderna.
Francesco
Saverio ALESSIO
La
nave: una storia di emigrazione in Argentina
--Gli
emigrati italiani in Argentina sono tanti, e di conseguenza
tante sono le storie. Tutte queste persone,
comunque, sembrano avere provato più o meno le stesse
emozioni, e sperimentato le stesse illusioni e delusioni
quando l´Eugenio C arrivò nel porto di Buenos
Aires...
--A
raccontare questa storia sono io, la figlia di Germana
Fabbri, che è originaria di Sogliano sul Rubicone,
provincia di Forlì. Quando lei a quindici anni, assieme
a due sorelle più piccole e alla loro mamma, cioè
mia nonna Dalmina, è dovuta partire dal suo paese,
tanti erano i dubbi e allo stesso tempo le speranze
riguardo a un lontano paese sconosciuto del Sud America.
La decisione era stata presa da mio nonno Claudio
qualche anno prima. Il dopoguerra era difficile e
anche la guerra non era stata facile, con tre
figlie piccole da allevare. Tutto sommato sembrava
che l’orizzonte promettente si trovasse oltre l’Italia.
Storie di emigrati precedenti confermavano questa
idea, come pure i convegni tra gli Stati favorevoli
agli immigranti, quale quello del presidente Perón,
che permetteva di unire i contributi lavorativi italiani
a quelli da versare in futuro in Argentina, in modo
che i primi non venissero persi. L’America era tutta
da costruire e le promesse erano grandi. Fu così che
nonno Fabbri partì per l´Argentina e dopo qualche
tempo chiamò il resto della famiglia a raggiungerlo.

fotografia
- riferimento:
http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/reporter/storie/storie/emigra_argentina.htm
--La
nave sembrava grandiosa e imponente al porto di Genova.
I bagagli erano tanti... appena sufficienti però per
incominciare una nuova vita oltre l’oceano. Mia madre
portava addosso un’acquamarina che le aveva regalato
il suo ragazzo come ricordo. Ancora oggi la porta
come ciondolo!
Germana, che allora aveva quindici anni, non dimenticherà
mai la fermata in Brasile. Dopo anni di scarsità e
disagi, trovarono tante banane! Gialle, grandi, caschi
e caschi di banane che non finivano mai!
--Finalmente arrivarono
al porto di Buenos
Aires. La prima emozione provata è stata
la delusione. Il paesaggio sembrava troppo piatto,
con l’acqua "color leone" (caratteristica del fiume
Rio de la Plata, che porta giù terra e sabbia nel
suo percorso), e la città sembrava non avere niente
di gradevole alla vista, per l´occhio abituato alle
città italiane. Man mano, però, la prima sensazione
sarebbe stata superata da altre migliori.
--Tempo fa parlavo
con un’altra immigrata italiana in Argentina. Mi diceva
che l’immagine iniziale del porto è rimasta
scolpita lì nella sua mente per sempre... forse questo
è il ricordo comune nell'esperienza di emigrare.
--Romina
Rosso - Buenos Aires - Argentina