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--Paperozzi

--San Giovanni in Fiore: Marco Militerno, del movimento "Vattimo per la città", attacca in modo durissimo la giunta comunale dei Paperozzi

ARTIGIANATO FLORENSE - Pianeta Badiale del 1700 (particolare) - Fotografia: Archivio TCI, da La Sila di Ernesto De Martino e Franco Pinna; LEA: Roma, 1959

--La notizia del quasi abbandono dell’esecutivo da parte dell’assessore Antonio Tiano non ci lascia sorpresi.

--La giunta che ci governa è nata male perché il suo sindaco è stato scelto all’ultimo minuto dai partiti del centrosinistra; quando, invece, lo stesso stava all’opposizione. Il meccanismo di voto e la scarsa libertà dell’elettorato, testimoniata anche da una recente intervista di nostri concittadini su Sky Tg 24, favorirono il dottor Antonio Nicoletti, che assunse l’onere di amministrare San Giovanni in Fiore, continuando contemporaneamente a esercitare la professione di medico.

--S’aggiungano dubbie e notorie operazioni nei seggi elettorali, durante le elezioni del 2005, sulle quali non vi fu alcun controllo, nonostante le segnalazioni del nostro movimento al Prefetto di Cosenza. La nostra città non ha mai avuto una tale instabilità politica né la classe dirigente aveva mai dato prove tanto clamorose di scarso senso delle istituzioni come quelle che oggi ci offre a ritmo costante. Ricordiamo che il nostro Comune subì il declassamento come primo atto della maggioranza, finalizzato a corrispondere alleati per servigi già resi. Seguì il litigio, mai risolto, per la nomina dell’assessore alla Salute. Solo a titolo d’esempio, si può menzionare la vicenda ambigua, ma estremamente indicativa, della posizione assunta dall’assessore Tiano nei confronti dell’operato del sindaco.

--Il sindaco Antonio Nicoletti, anche sulla spinta delle battaglie e delle posizioni del movimento politico Vattimo per la città, aveva promesso attenzione per le categorie più deboli, maggiore partecipazione al farsi della politica da parte della società civile e, in primo luogo, stretta tutela dei diritti dei cittadini. Tutte queste promesse si sono rivelate false.

--Nessuna verifica, a opera della giunta, circa i gravi ritardi sui lavori del Psu, con particolare riferimento al tratto, brevissimo, di Viale della Repubblica, abbandonato ai comodi di chi è pagato per lavorare. Non si contano, in proposito, i disagi per la cittadinanza, che andrebbe risarcita per ogni giorno di ritardo. Una concezione personalistica della cosa pubblica, gravemente lesiva dei diritti e delle possibilità di sviluppo, si deduce con chiarezza, poi, dalla gestione scriteriata, da parte di questa maggioranza, delle istanze in materia di rifornitori di carburanti e dalla vicenda del Liceo scientifico, sulla quale si perde tempo in modo colpevole. Una chiara definizione circa l’ubicazione degli istituti scolastici non è evidentemente fra le priorità d’una compagine di maggioranza smembrata, assente e votata a logiche di tipo clientelare. Oggi, dopo la strana uscita di scena della Margherita, anche i Verdi, peraltro divisi, mostrano chiara insoddisfazione per la gestione della cosa pubblica, a causa, pare, di faccende tutte interne alla giunta.

--Più di qualcuno sostiene che la ragione effettiva dell’agitazione dei Verdi risieda nella nomina del nuovo avvocato del Comune, piuttosto che in altro. Ciò che più emerge dal comportamento di chi ci governa è l’uso personale del potere, cui non si sottraggono questioni strettamente amministrative riferibili ai reparti amministrativi municipali, da valutare in sede di controllo.

--A questo punto, stante il crescente depauperamento delle risorse disponibili, l’irresponsabilità della maggioranza e del sindaco, la dubbia regolarità di procedimenti amministrativi e il continuo peggioramento nell’ambito dei servizi pubblici e delle potenzialità produttive della città, si esprimano i cittadini, questo è il nostro invito, sull’opportunità di mantenere in piedi questa squadra di governo senza programmi, volontà costruttive e capacità gestionali.

Marco Militerno, responsabile movimento politico “Vattimo per la città”

P.S.: uno dei messaggi del Direttore Emiliano Morrone ai messaggi in risposta all'articolo:

Massimo D’Alema a San Giovanni in Fiore: il commento del cattocomunista berlusconiano Emiliano Morrone. "Dovevi venire prima, D’Alema. Ora non sei più credibile" - sabato 25 marzo 2006

Caro Francesco,

puntualizzo per l’ultima volta alcune cose che stanno su questo sito e in altri luoghi. Le elezioni, in realtà, sono andate così. Al primo turno, Barile ha preso 3 mila e ottocento voti circa. Con tutti gli imbrogli organizzati sulla base della confusione tra il simbolo di Vattimo e il nome del candidato, il filosofo ha ottenuto, si badi, non 1429 preferenze, come riportato al termine delle operazioni, ma 2740 (la fonte è il presidente dell’attuale consiglio comunale). Contando i voti assegnati all’avversarsio di centrosinistra piuttosto che al filosofo, il ballottaggio sarebbe stato fra Vattimo e Barile. A quel punto, spiegami chi l’avrebbe spuntata. Abbiamo denunciato al Prefetto di Cosenza irregolarità elettorali. Non è mai successo qualcosa. Di notte, intorno alle 22,30, dopo i conteggi, i seggi sono stati riaperti. La tv locale assegnava due consiglieri a Vattimo e 749 voti di lista. Inspiegabilmente, dopo un po’ di tempo, si è scesi intorno ai 640. Per Riccardo Succurro, dovevo stare "attento a strane operazioni". Le convocazioni inviate a Vattimo sono sempre state tardive, quando era consigliere, e, in un caso, fuori della legge. Potevamo far cadere il consiglio, ricorrendo al Tar. La città, per quanta campagna informativa sia stata fatta, ha mostrato totale indifferenza. Vattimo è stato ripetutamente denigrato, a partire dalla sinistra tradizionale, Piluso in testa. I confronti televisivi sono stati organizzati in date che potevano compromettere la partecipazione del filosofo. Questa è storia, la conoscono tutti. C’è stato un incredibile dispiegamento di forze per impedire la vittoria e l’azione di Vattimo. Ora vieni a parlarmi di incoerenza, di scuse e scusanti. Tu, dove eri? Hai detto qualcosa, a riguardo. Adesso, è troppo tardi per recriminare. La verità è che c’è stata un’espulsione di Vattimo voluta dagli inizi. Io stesso ho provato a convincere Vattimo che doveva restare. L’ultimo episodio, con una convocazione furbescamente rimediata in extremis ma fuori del tempo utile, lo ha persuaso che San Giovanni in Fiore ha logiche che possono intendere e accettare solo i suoi abitanti, troppo lontani, per abitudine, dalla vita pubblica e politica. Vattimo si sarebbe perfino trasferito a San Giovanni in Fiore, trovandosi alle porte della pensione. Me lo ha detto sinceramente e varie volte. Anche per evitare questa eventualità, il dispiegamento di forze avverse è stato enorme, al punto che Vattimo ha preferito rimanere nella piatta Torino. Spiegami, poi, che cosa ha impedito all’attuale sinistra di governo di affidargli l’assessorato alla cultura. Il che avrebbe comportato notevoli vantaggi per la nostra città. Per quanto riguarda la questione del tuo voto come contributo all’affermazione nazionale della Voce, mi dispiace ma hai ancora frainteso. "Malafides superveniens non nocet". Io ho solo scritto che oggi abbiamo un organo che rappresenta le nostre esigenze e le nostre potenzialità - di florensi fuori del coro - in un contesto molto più esteso. Più sotto, ti riporto un giudizio di Ida Dominijanni, che forse può servire a illuminarci politicamente sul significato del movimento di Vattimo. Con rispetto. Grazie.

Emiliano Morrone

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