Coordinamento
Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes
--Polarizzazione
delle domande di regolarizzazione
--Nelle
domande presentate per la regolarizzazione del 2002
si riscontra una maggiore polarizzazione per gruppi
nazionali: la Romania (147.947 domande, 21,0% del
totale) e l’Ucraina (106.921, 15,2% del totale)
detengono, insieme, più di un terzo delle
istanze presentate, mentre per quanto riguarda i
soggiornanti si arriva a una quota simile soltanto
sommando le cinque nazionalità più
numerose: Marocco, Albania, Romania,
Filippine e Cina
Popolare.
--Come
ulteriore riprova di questo processo di polarizzazione
occorre rilevare che tra le domande di regolarizzazione
le prime 10 nazioni arrivano al 75% del totale,
mentre tra i soggiornanti si fermano al 51%. La
regolarizzazione, quindi, si presenta come un’occasione
straordinaria a disposizione specialmente dei paesi
a forte pressione migratoria.
--Concentrando
l’attenzione sulle nazioni di appartenenza,
è evidente che le aree maggiormente coinvolte
sono i paesi dell’Europa Centro Orientale
e dei Balcani (che, semplificando, chiameremo Est
Europa), del Subcontinente Indiano e dell’Estremo
oriente (Filippine e specialmente Cina
Popolare).
--Tra
le prime 10 nazioni per numero di domande di regolarizzazione
5 sono dell’Est Europa (Romania, Ucraina, Albania, Polonia, Moldavia)
e totalizzano 371.364 domande, pari al 52,7% di
tutte quelle presentate. Ad esse si aggiungono altri
16 paesi, sempre della stessa area, per un totale
di 414.000 domande (quasi il 60% del totale).
--Nei
confronti dell’Est Europa, la regolarizzazione
ha esercitato una funzione di anticipazione del
processo di allargamento che lascia presagire la
continuità dei flussi anche nel futuro, addirittura
con un aumento dell’intensità per alcune
nazioni.
--Pressione
migratoria in atto
--Per
rilevare la pressione migratoria in atto possiamo
calcolare l’incidenza delle domande di regolarizzazione
sui soggiornanti già registrati dal Ministero
dell’Interno. Si constata così che,
rispetto alla media d’aumento di tutta la
popolazione immigrata (51,8%) dovuta alla regolarizzazione,
si verificano aumenti di eccezionale portata per
alcuni paesi:
• di due volte per la Polonia,
la Romania e la Bulgaria;
• di tre volte per la Bolivia;
• di quattro volte per l’Ecuador;
• di cinque volte per la Moldavia;
• di otto volte per l’Ucraina;
Per tutti gli altri gruppi nazionali il dinamismo
è differenziato. Infatti si collocano
• sensibilmente al di sotto al di sotto della
media (aumento del 31-35%): Marocco, Albania, Nigeria e Colombia;
• poco al di sotto della media (40%): India e Senegal;
• poco al di sopra della media (poco più
del 50%): Cina,
Perù, Egitto, Macedonia, Russia,
Bangladesh, Pakistan e Algeria;
• parecchio al di sotto della media (20%):
Filippine, Tunisia,
Sri Lanka, Brasile, Croazia, Ghana e Jugoslavia.
--La
nuova graduatoria dei paesi dopo la regolarizzazione
--Per
stilare una graduatoria provvisoria dei gruppi nazionali
abbiamo sommato il numero dei soggiornanti con il
numero delle domande di regolarizzazione, senza
tenere conto in questo calcolo né della percentuale
(8%) delle domande respinte, né dei minori
a carico dei rispettivi genitori.
--Per
effetto della regolarizzazione si sono determinate
notevoli modifiche.
In precedenza, infatti, la graduatoria dei primi
dieci paesi di provenienza dei soggiornanti, includeva
nell’ordine: Marocco, Albania, Romania,
Filippine, Cina
Popolare, Tunisia,
Stati Uniti, Jugoslavia, Germania, Senegal.
--Dopo
la regolarizzazione questo elenco ha conosciuto
significativi spostamenti di posizioni, dei quali
l’area maggiormente protagonista è
stata l’Est Europa. In particolare, la Romania sale in graduatoria dal terzo al primo posto, l’Ucraina si porta dal 27° al 4° posto, la Polonia dal 12° al 7°, la Moldavia dal 41° al 17°. Perdono, invece, posizioni
la Jugoslavia e la Macedonia.
--Cina
Popolare,
Filippine, Tunisia e Senegal mantengono all’incirca
le loro posizioni, aumentando quanto a numero di
immigrati ma non quanto a incidenza percentuale
sulla popolazione immigrata.
--In
America Latina il Perù passa dal 14°
all’11° posto, mentre l’Ecuador
sale dal 30° al 10°.
--In
Asia guadagnano qualche posto solo Pakistan e Bangladesh,
mentre il contrario avviene per le Filippine e,
in misura meno consistente, per l’India.
--Il
dinamismo dei flussi per aree continentali
--I
flussi di lavoratori e lavoratrici connessi con
la regolarizzazione consentono di evidenziare il
protagonismo differenziato delle aree continentali.
--In
particolare, i paesi dell’Unione
Europea e dello Spazio Economico Europeo,
che già godono della libera circolazione,
non rafforzano la loro consistenza per effetto della
regolarizzazione. Così avviene anche per
gli altri paesi a sviluppo avanzato, i cui cittadini
non trovano difficoltà per ottenere i permessi
di soggiorno.
--L’incidenza
più rilevante spetta all’Est Europeo
che quasi raddoppia il numero delle presenze a seguito
della regolarizzazione con 414.000 domande presentate.
Si tratta dell’aumento più vistoso
non solo in termini numerici, ma anche percentuali
(89,4%).
--Dopo
l’Est Europa seguono l’Asia Centro Meridionale
e Orientale che, insieme, giungono a 93.688 istanze
di regolarizzazione, l’Africa del Nord (86.351
domande), l’America Latina (72.457 domande)
e quindi l’Africa Occidentale (31.140 domande),
mentre gli altri paesi dell’Africa subsahariana,
presi nel loro insieme, non arrivano a 4.000 domande.
--Per
percentuale di aumento, seppure lontane dal valore
dell’Est Europa, si segnala l’America
Latina con il 56,5% mentre le altre aree hanno una
media di circa il 33% e l’Asia Centro Meridionale
si colloca di poco al di sopra (39,2%).
--Per
spiegare questo andamento occorre considerare diversi
fattori, che si compongono in maniera differenziata
tra di loro: l’effetto di richiamo dei gruppi
già precedentemente insediati in Italia (fattore
di base per tutte le aree); la facilità di
ingresso nel nostro paese grazie al regime dei visti
(Est Europa); il particolare apprezzamento dei lavoratori
di determinate aree per lo svolgimento di mansioni
nel settore della collaborazione domestica (Est
Europa e America Latina) o nel settore industriale
(Est Europa) o i quello agricolo (India); la vicinanza
(Nord Africa, Balcani, Est Europa) o, viceversa,
la lontananza geografica (America Latina, Africa
Subsahariana, Asia Centro Meridionale e Orientale);
la maggiore pressione migratoria ricollegabile a
un alto tasso demografico (non riscontrabile nei
Balcani e nell’Est Europa) e al deficit di
sviluppo (diffuso, seppure in diversa misura, in
tutte le aree a forte pressione migratoria).
--Riflessione
sulla programmazione dei flussi migratori
--È
consuetudine tra gli studiosi cercare di collegare
la riflessione sui risultati delle regolarizzazioni
con quella sulla programmazione dei flussi e ciò
torna quanto mai opportuno anche in questa occasione.
--Non
si può ritenere che con la regolarizzazione
del 2002 sia stato soddisfatto una volta per tutte
il fabbisogno di manodopera aggiuntiva del mercato
occupazionale italiano, tanto è vero che
l’Eurispes ha già ipotizzato la ricostituzione
di un consistente numero di irregolari sulla cui
entità, peraltro, è al momento difficile
pronunciarsi.
--Tuttavia,
presupponendo che la regolarizzazione del 2002 abbia
recuperato buona parte dell’immigrazione sommersa
costituitasi a partire dal 1998 e ripartendo le
704.000 domande presentate nei quattro anni di riferimento
(1999, 2000, 2001 e 2002) si arriva a un fabbisogno
del mercato occupazionale italiano di 176.000 unità
in aggiunta alle quote programmate ufficialmente.
Si desume, pertanto, che il fabbisogno annuale di
lavoratori aggiuntivi per inserimento stabile in
Italia è attualmente di circa 200.000 unità.
In effetti Unioncamere, attraverso il sistema Excelsior,
aveva ipotizzato già per il 2003 la necessità
di 224.000 lavoratori aggiuntivi per il settore
del lavoro dipendente. Si può, anzi, aggiungere
che questa richiesta andrà col tempo aumentando
a seguito della crescente diminuzione dei lavoratori
italiani tra i 19 e i 40 anni e della ipotizzata
fase di ripresa economica.
--Il
nostro mercato non avrà bisogno solo di lavoratori
qualificati. Nel 2002 la ripartizione delle 659.847
assunzioni annuali di lavoratori extracomunitari,
compresi i rapporti stagionali e a tempo determinato,
indica l’esigenza diffusa di operai in agricoltura,
nell’industria e nei servizi e di addetti
alla cura delle famiglie. Queste persone, seppure
impiegate in mansioni solitamente di non elevata
qualificazione nonostante il loro livello di scolarità,
sono per noi di grande utilità e hanno pieno
titolo ad inserirsi nella società italiana.
--Sono
evidenti i limiti dei vigenti meccanismi di programmazione
e di gestione del mercato occupazionale. Non solo
le quote non sono adeguate ma è anche scarso
il collegamento tra domanda e offerta di lavoro,
prima facilitato dalla possibilità di venire
in Italia con la formula della sponsorizzazione
e ora imperniato unicamente sulla chiamata nominativa,
seppure integrata dalle possibilità di formazione
all’estero, che senz’altro utili ma
non risolutive. Anche per i lavoratori soggiornanti
in Italia si pone il problema di collegare aree
bisognose di manodopera con altre che hanno un surplus
di lavoratori immigrati, obiettivo questo che è
stato reso più difficoltoso dalla riduzione
da 12 a 6 mesi del periodo di disoccupazione in
caso di perdita del posto di lavoro.
--Nel
settore della collaborazione familiare e dell’assistenza
domestica l’immissione di più di 300.000
persone regolarizzate non ha fatto venir meno le
cause del fabbisogno aggiuntivo. Tuttavia, i nuovi
ingressi potrebbero essere ridimensionati parzialmente
nella loro entità se si pensasse di stimolare,
sostenere fiscalmente e qualificare l’imprenditorialità
degli immigrati nella creazione di cooperative di
servizio e assistenza familiare, in grado di seguire
con lo stesso lavoratore o la stessa lavoratrice
più famiglie. Inoltre, tenuto conto non poche
assistenti domiciliare dell’Est Europeo sono
persone sposate interessate a lavorare presso le
famiglie italiane solo per una parte dell’anno
e ad avvicendarsi con altre connazionali, servirebbe
una sorta di permesso stagionale anche in questo
settore che meglio tutelerebbe una rotazione che
di fatto già esiste.
--E’
una constatazione statistica che l’Italia
è un grande paese di immigrazione: si tratta
ora di perseguire al riguardo una politica lungimirante.
--Coordinamento
Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes