--Studiamo
le pagine dedicate da La
gente dItalia alla vicenda di Monongah e alla città di Gioacchino
da Fiore.
--Minatori
calabresi e florensi a Monongah nel 1907
--In
un articolo di Pietro Mariano Benni,
troviamo una notizia interessante: lambasciatore
dItalia a Washington, Sergio Vento, ha formato
un comitato per i caduti sul lavoro di Monongah. Probabilmente,
lo presiederà il Ministro
per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia.
Il pezzo, però, è denso di espedienti
correttivi: sapre tentando di colpire il lettore,
col contrasto fra laustera sacralità
dellAbbazia
Florense e il trillo, ripetuto, del suo
cellulare con scheda Tim, proprio dentro le mura. Allinterno e nei pressi della chiesa badiale,
la linea di questa compagnia è quasi nulla.
--Benni scrive delle sue scuse a Gioacchino da Fiore e, per
rafforzare limmagine creata, sospesa fra teologia
e tecnologia, spiritualità e banalità
contemporanea, cita il Ghibellin fuggiasco, Dante Alighieri,
riportandolo così: Lucemi accanto
e, prima: lo calabrese abate Gioacchino di spirito
profetico dotato.
--Il
passo sul mistico florense, nel dodicesimo canto del
Paradiso, è come segue: (...) e lucemi
da lato,/ il calavrese abate Giovacchino,/ di spirito
profetico dotato.
--A
proposito di San
Giovanni in Fiore, dichiara Benni: Ero
venuto a conoscere questo luogo e la sua gente ma
sotto sotto avevo sperato in un interessamento speciale
dellantico abate per la causa delle vittime
di Monongah. Il fatto che
la telefonata del direttore mi giungesse, in condizioni
quasi impossibili, proprio di fronte al loculo che
aveva ospitato fino a qualche anno fa le reliquie
di Gioacchino, mi è sembrato,
già, concedetemi questa debolezza, un piccolo
miracolo.
--Il
luogo individuato da Benni è molto al di sotto
della linea di terra, isolato da robustissime pareti.
Si percorre una lunga e stretta scala, per raggiungerlo.
Lì, ogni connessione
telefonica è utopia; cè
solo il silenzio costante della preghiera.
--Questa
evidente forzatura, e lassenza di un minimo
richiamo agli studi di Salvatore
Inglese, ha indotto
il sospetto di una certa costruita documentazione, con argomenti tipicamente retorici.
--A
pagina 12, Porpiglia scrive di San
Giovanni in Fiore: Dal
punto di vista urbanistico la cittadina ha un suo
centro storico cui fa da contraltare, senza però
creare conflittualità, una zona nuova, nella
parte alta del paese, dove sono state costruite case
confortevoli ed accoglienti. Mentre,
a pagina 9, in grassetto si legge: Lasciando
il centro storico e dirigendosi nella parte nuova
della città si resta perplessi. Le abitazioni
nuove non hanno la bellezza di quelle antiche. Sono
deserte e senza storia. Anche lungo le strade
del centro non si respira laria del passato,
dellantico, della tradizione. (...) Sono
le amministrazioni locali a venire incontro ai giovani.
I più vanno via da San Giovanni in Fiore. A
cento anni di distanza il dramma dellemigrazione
continua....
--Queste
contraddizioni si commentano da sole. Sembrano gli
strani sillogismi di Hegel sulla libertà, contestati
da Karl Popper.
--Le
abitazioni della città nuova sono confortevoli
e accoglienti oppure deserte e senza storia? Sono,
forse, confortevoli ma deserte? E perché? Su
ciò, La
gente dItalia non dice.
--In
che modo le amministrazioni locali vanno incontro
ai giovani, se, a distanza di cento anni, il dramma
dellemigrazione continua? Lo
chiarisca Mimmo
Porpiglia, Direttore di La Gente dItalia.
Emiliano
MORRONE
MONONGAH
- risorse web

-
Monongah:
Film documentario prodotto da FILEF sull'emigrazione del primo novecento verso
gli USA e sulla tragedia mineraria di
Monongah.
"Monongah,
la Marcinelle americana", ripercorre
attraverso la storia della famiglia Basile,
partita dall'Abruzzo, lo sradicamento
e il difficile travaso nella società
americana, permettendo agli spettatori
di riflettere sulle tante croci che ancora
oggi aspettano un nome e un volto e sulle
quali vi è scritto: "qui giace
un eroe".... eroe del sogno americano
che molti hanno vissuto nel buio delle
miniere e in condizioni di sfruttamento
impressionante. Ed è impossibile,
vedendo questo film che narra tra l'altro
l'epopea del viaggio dei nostri migranti
attraverso l'oceano atlantico, non ritornare
alle immagini quotidiane delle migliaia
di nuovi immigrati morti cento anni più
tardi nel nostro mediterraneo alla ricerca
del "sogno italiano".