"Il
Crotonese" (
5/8 marzo 2004 )
SAN
GIOVANNI IN FIORE - Il
28 febbraio, è morto un operaio del Fondo sollievo.
Giovane, con famiglia numerosa, non é giusto.
In questi casi, si raccoglie qualche riflessione,
parola di cordoglio, si pensa alle contraddizioni
della vita, alle sue facce, due.
Da
poco, una sessantina di ex del reddito minimo
presidiano l'ingresso del municipio, notte e giorno.
Dal
primo marzo in avanti il blocco dell'attività
amministrativa per via della dimostrazione.
Il sindaco
Succurro tiene duro e libera il campo
da equivoci. Tenta di creare degli equilibri, parla
coi disoccupati e con la stampa. Invita alla calma
e spiega, con franchezza, che il Comune non può
accettare liste né dare posti di lavoro.
I
manifestanti aspettano notizie, mentre l'onorevole Mario Oliverio, candidato alla
presidenza della Provincia
cosentina, boicotta il governo,
da Sila tv, accusa Berlusconi, incita
a moltiplicare la protesta.
Da
luglio dell'anno scorso,
i mille e più destinatari del sussidio non
lo prendono: la sperimentazione è
terminata "L'errore di alcuni amministratori
locali è stato d'averla fatta passare come
diritto acquisito"- ci
dice la senatrice Grazia Sestini, sottosegretario.
A San Giovanni in Fiore, diciottomila
abitanti, ha dato pessimi risultati, secondo
un rapporto del Ministero dei Welfare.
Molti,
in città, contestano il numero elevato dei
beneficiari; diversi, secondo voci diffuse
in buone condizioni economiche.
L'amministrazione dice che i criteri per l'assegnazione
sono stati pienamente rispettati.
In
città si racconta di matrimoni saltati per
finta, ritorni dall'estero, lavoro nero,
legati alla vicenda del reddito minimo.
E
si scaldano gli ambienti tirando in mezzo speculazioni
di politici
del Comune, che avrebbero dato garanzie, rispetto
all'aiuto in questione in cambio di voti e favori
nelle proprie campagne.
Si
parla, addirittura, di interessi delle banche
e corruzione dei funzionari pubblici, che
avrebbero chiuso un occhio per la metà della
somma corrisposta mensilmente.
Alcuni
osservano che le piccole imprese hanno calato i bandoni,
pur di tirare con, l'assegno di Stato.
Di
fatto, San
Giovanni in Fiore dopo gli anni di prova, ha perduto
in termini di capacità commerciale economica,
culturale; in termini
potenziali.
II
malessere - e il malcontento - ha prodotto reazioni
vandaliche e organizzazione criminale, disperazione
e ripiego nell'alcol e nell'eroina.
Chi
ha veramente sbagliato?
Oggi, con la moneta unica, la crisi è
spaventosa, anche al Sud. Se ad Arezzo stanno
per chiudere molte aziende dell'oro, a San
Giovanni in Fiore, tante famiglie, coniugi
e figli campano con seicento euro al mese. Senza contributi
spesso, né assicurazione.
Ma
il sistema è tale che dei
lavoratori giocano con la disoccupazione per racimolare
il possibile, licenziandosi facendosi riassumere.
II
sistema è tale che altri firmano buste paga
gonfiate e s'accontentano di poco, pur d'avere uno
stipendio.
L'Ufficio del lavoro è pieno di pratiche e carte, senza un registro
per le categorie protette. Non
è in rete dunque brancola.
In
Municipio sono un centinaio i dipendenti, con cinque dirigenti, per il recente pensionamento
del capo di ragioneria. I vari settori sono
strutturati senza connessioni funzionali del personale.
Ovviamente,
tutto va, secondo un vecchio schema della P.A., in
cui non si paga per gli errori o le inadempienze.
L'ipotesi
del difensore civico è stata scartata
subito e senza discussioni.
Riguardo
al reddito minimo, l’Amministrazione
ha chiamato in causa la Guardia
di Finanza, precisando che le verifiche
di merito spettano agli organi competenti.
L’opposizione
in consiglio comunale sostiene
che se il reddito minimo fosse stato concesso solo
ai bisognosi, questi non sarebbero in difficoltà,
adesso.
Ci
sono, poi, i lavoratovi
socialmente utili e di pubblica utilità,
poco meno di cento.
Esistono
quelli del Fondo
sollievo, settecentocinquanta, nel complesso.
La
città conta circa cinquecento esercizi
di vendita, a cui corrispondono, più
o meno, ottocento occupati. Molte volte, si tratta di personale sottopagato, utilizzato,
peraltro, per compiti extra.
Levando
bambini, studenti ed anziani, il quadro su
attività e produzione è chiarissimo.
Ci
sono muratori con assicurazioni parziali, commesse
che percepiscono una specie di regalino, più
che un salario, trecento euro al mese. Tutto
nero, sempre nero.
Dei
supermercati si dice uguale: i datori di lavoro
se la caverebbero trattenendo il 50% del mensile dato
al dipendente.
Gli
alberghi nasconderebbero gli incassi.
Vari politici del luogo hanno
tratto vantaggi dal reddito minimo,
prendendosi i meriti dell'operazione e sputando
addosso ai manifestanti, per tenersi buona
l'opinione pubblica, ritenuti rozzi, violenti
e pericolosi.